A causa della collocazione geografica di Romagnese, la cucina tipica locale annovera piatti della tradizione dell'Oltrepò Pavese e del Piacentino:  i ravioli di brasato, i malfatti, le chicche della nonna, i secondi di carne. 
Vi sono poi prodotti e ricette tradizionali che sono caratteristici del nostro Comune.
Le nostre zone sono ricche di funghi e tartufi pregiati, prodotti che fanno da padroni nelle nostre cucine. 
Per scoprire dove trovare i prodotti tipici di Romagnese, consulta la Guida Weekend di MaBeDo.
La Brusadela
La brusadela è un tipo di focaccia di forma tondeggiante lavorata a mano che viene utilizzata tuttora da chi fa il pane in casa a Romagnese come “spia” per  segnalare la temperatura corretta del forno a legna  prima della panificazione. 
La ricetta è semplice: farina, poco lievito e acqua, cui si aggiungono sale o zucchero a seconda della preparazione, salata o dolce, che si desidera ottenere.
Viene celebrata da una sagra che si svolge ogni anno a fine agosto, durante la quale è possibile assaggiare questo prodotto locale accompagnato dai vini tipici della zona: infatti le famiglie che ancora oggi custodiscono i segreti del pane fatto in casa nei giorni della sagra ne sforneranno senza interruzione. Per la cottura, vengono poi mobilitati i vecchi forni a legna rimasti nella valle (una ventina circa).
La torta Sabiosa
La torta sabiosa (rigorosamente con una sola b) oggi sfida, in fatto di popolarità, le torte Vigoni e Paradiso tipiche di Pavia. Questo dolce è tornato a Romagnese grazie alla signora Maria Diamanti, che ha appreso la ricetta magica di cui è custode quando ha prestato servizio alle dipendenze di un signore torinese a cavallo tra le due guerre. 
Dal capoluogo piemontese è tornata in alta val Tidone con una ricetta straordinaria, una fa formula che è stata impreziosita nel tempo, tanto da farne un prodotto degno della denominazione comunale d’origine (Deco). 
Da abbinare con un buon Moscato dell’Oltrepò Pavese, servito alla temperatura di 6-8 °C.
I biscotti brasadè (o barsadè)
I brasadè sono delle ciambelle tipiche dell'Oltrepò Pavese la cui cottura avviene prima in acqua bollente e poi al forno, proprio perché era, ed è, un dolce che deve mantenersi a lungo.
Un tempo, erano usati come regalo che la gente povera faceva ai cresimandi o come vezzo per le bambine che li portavano appesi al collo come collane. Questi biscotti venivano preparati per festeggiare i momenti importanti ed è per questo che vengono chiamati anche “dolci delle folle”.
Sono venduti, come vuole la tradizione, legati ad un filo di cotone. Cinque brasadè sono infilati con la parte piatta rivolta nello stesso verso mentre gli altri cinque con la parte piatta nel verso opposto. L’undicesimo fa da fermaglio legando i capi del filo della collana.
I salumi
Il Comune di Romagnese, con l'omonimo Salumificio, fa parte del Consorzio di Tutela del Salame di Varzi DOP: qui si produce l’ottimo salame, ma anche le coppe, la pancetta, i salamini, i cotechini e non solo. 
Il salame di Varzi è il frutto di una cultura contadina che giunge da molto lontano, è il risultato di una tecnica di produzione perfezionatasi nel corso dei secoli - dove il sale ha avuto un ruolo centrale - a partire dalla civiltà longobarda, la cui corte risiedeva in Pavia. Furono proprio i sudditi di re Alboino - il cui cavallo all’ingresso in Pavia, dopo un lunghissimo assedio, stramazzò a terra e si rialzò solo alla presentazione di una colomba cotta da un fornaio in segno di pace - a introdurre una tecnica innovativa sconosciuta agli abitanti del posto: insaccare nei budelli animali la carne tritata, a mano.
Una rivoluzione nella conservazione e nell’utilizzo abituale del suino: per il suo consumo non necessitava di fuochi per la cottura, poteva essere facilmente porzionato, e si presentava gustoso e morbido alla masticazione, a differenza della dura carne secca o salata. 
Per saperne di più, leggete l'intervista al direttore del Consorzio di Tutela del Salame di Varzi DOP.
Funghi e tartufi
La ricerca di funghi e tartufi nell'Oltrepò  Pavese vanta una tradizione antichissima. In luoghi rimasti incontaminati è possibile raccogliere funghi carnosi e profumati e pregiati tartufi, tanto che l'Alto Oltrepò è diventato uno dei mercati più importanti a livello nazionale.  La ARTOP (Associazione Ricercatori Tartufi Oltrepò Pavese) da anni è impegnata a tutelare i diritti e a difendere gli interessi dei tartufai. La raccolta di funghi e tartufi è regolamentata, con la finalità di mantenere nel tempo la produttività delle tartufaie esistenti, compiendo congiuntamente un’opera di miglioramento e riqualificazione dell’ambiente forestale ed agricolo. 

 

Vini
L'Oltrepo pavese, con i suoi 16.000 ettari di vigneti, costituisce una realtà unica in Italia per la produzione di vini DOC straordinari: non per niente la sua configurazione geografica è a forma di grappolo d'uva.  Dal punto di vista vitivinicolo l’Oltrepò Pavese si distingue in Italia per l’importanza e la peculiarità delle produzioni. Le colline dell’Oltrepò costituiscono la terza area di produzione di vini certificati in Italia per numero di ettari a vite iscritti all’Albo Vigneti (dopo il Chianti e l’Astigiano) e per ettolitri prodotti (fonte: Consorzio Tutela Vini Oltrepò) e il primo bacino vitivinicolo della Lombardia (con il 63% della superficie vitata produce il55% del vino dell’intera regione). I vitigni più coltivati sono Croatina (4.000 ettari), Barbera (3.000), Pinot Nero (quasi 3.000), Riesling (1.500), Moscato (500). Ci sono però altri vitigni che pur essendo meno diffusi dal punto di vista delle superfici, rivestono un ruolo importante per la qualità delle produzioni del territorio: Uva Rara, Vespolina, Pinot Grigio, Chardonnay, Malvasia, Cortese, Sauvignon, Cabernet Sauvignon e Mornasca. I vini dell'Oltrepo Pavese sono tutelati dai marchi D.O.C. e D.O.C.G., largamente affermati in Italia e all'estero in virtù della loro ineguagliabile caratteristica di qualità.
La produzione enologica dell'Oltrepò Pavese a indicazione geografica è suddivisa in:
  • 1 Docg (Oltrepò Pavese Metodo Classico);
  • 7 Doc (Bonarda dell'Oltrepò Pavese, Buttafuoco dell'Oltrepò Pavese, Casteggio, Oltrepò Pavese, Oltrepò Pavese Pinot grigio, Pinot nero dell'Oltrepò Pavese e Sangue di Giuda dell'Oltrepò Pavese);
  • 1 Igt (Provincia di Pavia).

Scopritene di più sul sito del Consorzio Tutela Vini Oltrepo.

 

Bonarda
Il colore è porpora con spuma compatta e abbondante. Il sapore è pieno con retrogusto di mandorla amara. Si serve a una temperatura di 16 o 18 gradi. L'invecchiamento varia dai due ai cinque anni. Si accompagna amorevolmente con carni rosse.
Barbera
Il colore è rosso rubino intenso di sapore secco. Si serve a una temperatura di 16 o 18 gradi. L'invecchiamento varia dai due ai cinque anni. Si abbina benissimo ai classici insaccati, caldi e freddi, dell'Oltrepo Pavese.
Pinot nero vinificato in bianco
Colore giallo paglierino o verdognolo, di pronta beva è preferibile servirlo con piatti leggeri di pesce o carne bianca. Usato anche come base spumante per i pregiati "Metodo classico".
Riesling
Colore giallo paglierino. Sapore secco e talvolta frizzante e vivace. Da bersi giovane, intorno ai dieci gradi, si accompagna benissimo ai pasti a base di pesce.
Moscato
Di colore giallo intenso con riflessi dorati. Da bersi fresco e giovane. Vino molto indicato per i dessert e la piccola pasticceria.
 
 

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